Mindat e la cultura dello Stato Chin

La visita a Mindat è uno dei momenti che aspettavamo con più trepidazione, per il quale abbiamo stravolto il nostro itinerario, preso un minibus privato apposta per noi e affrontato 8 ore di viaggio per tratta da e per Pagan, sopportato la pioggia incessante che sulle montagne dello Stato Chin non ci ha dato dieci minuti di tregua. Ma siamo qui, perse in capo al mondo nella vera realtà di persone così diverse da noi ma con le quali riusciamo a scambiarci sorrisi e abbracci.
La prima tappa nell’area è il museo di Mindat, una collezione di cimeli di famiglia e oggetti appartenuti al nonno del proprietario. Questo signore ci racconta con orgoglio del suo ascendente, un importante cacciatore della città: gli oggetti più diffusi nel museo sono infatti teschi di animali di ogni tipo, simbolo del prestigio e del valore del cacciatore. Alla collezione appartengono anche capi di vestiario dello sciamano e delle donne dello Stato Chin, antiche monete e banconote non più in uso, interessanti strumenti musicali e alcuni reperti geologici e archeologici dell’età della pietra e del ferro e alcune pipe antiche, a detta del gestore addirittura “più di Bagan”.

Alcuni trofei del cacciatore al Museo di Mindat
Il proprietario del museo ci spiega la sua collezione

 

La “Nose flute lady” con il suo strumento

La seconda tappa è la casa di Yaw Shen, detta anche “Nose flute lady”. Comunicare non è affatto semplice: parliamo in inglese con la nostra guida, che cerca di tradurre le nostre domande in un dialetto birmano che, pur essendo originario della stessa area dello Stato, è diverso da quello parlato dalla musicista. Questa vecchina di 93 anni, così delicata e fragile nel suo aspetto e così tanto gentile, è una vera celebrità di questa zona perché è l’ultima suonatrice di flauto nasale di Mindat. Esistono altri suonatori che vivono in villaggi più interni e remoti, che si ritrovano a Mindat ogni 20 febbraio, giorno in cui si commemora l’Assemblea Generale dello Stato Chin del 1948.
 Quella che esegue per noi, preparandosi accuratamente e indossando gli orecchini, collane e gli abiti tradizionali, è una melodia che lei stessa ha composto in giovane età e che dice le ricordi con nostalgia il suo villaggio di origine. Questo brano è l’unico che ora suona per noi e per tutti gli altri visitatori: in gioventù ne conosceva e inventava lei stessa molti altri che era solita eseguire con altri membri del suo villaggio durante dei rituali collettivi della sua tribù.
La pratica del flauto nasale è stata proibita dal regime negli anni ‘60 come molte delle tradizioni locali presenti in quest’area, ad esempio quella dei tatuaggi facciali femminili. Questi erano diversi di villaggio in villaggio e venivano praticati come riti di passaggio alle giovani donne come segno di appartenenza ad una tribù, che solo nello Stato Chin sono centinaia. Ora la pratica è in totale disuso e riscontrabile quasi esclusivamente in donne molto anziane o al massimo di mezza età.

Un’anziana donna incontrata per strada

Ci spostiamo a bordo di scooter per l’impervia e impantanata strada a strapiombo sulla montagna che collega i piccoli villaggi nei pressi di Mindat e la nostra guida ci mostra un cimitero tipico: il corpo di un membro del clan viene posto in un vaso avvolto dai suoi stessi vestiti e messo sotto una pietra, che sarà grande a seconda della capacità del defunto di stringere amicizie e di aver attirato benevolenza in vita. Il motivo? La pietra sarà tanto grande e pesante a seconda di quante persone accetteranno di trasportarla!

La nostra ultima esperienza nei villaggi dello Stato Chin è il rito astrologico eseguito da uno sciamano locale, l’unico in grado di predire il futuro in ambito amoroso o lavorativo grazie all’ausilio di un uovo. Il buddismo del Myanmar è fortemente sincretico, convivono al suo interno diversi elementi provenienti da culti diversi specialmente il culto dei nat: spiriti della natura che popolano montagne, templi, fiumi e alberi e che la credenza popolare vuole che siano gli antenati o che provengano da individui morti di morte violenta. Secondo queste credenze le persone in contatto con questi spiriti, sciamani e guaritori sempre più rari ma che rimangono figure di grande importanza sociale, possono guarire le malattie e prevedere il futuro, come nel nostro caso, attraverso dei lunghi rituali altamente codificati.

Il nostro arrivo ha destato un po’ di fermento, perché è indispensabile avere un uovo per ogni persona alla quale predire il futuro e al momento lui non li aveva, quindi è stato necessario scomodare qualche gallina del villaggio per poterseli procurare.
L’uovo deve essere bucato sopra e sotto con un coltello per soffiare via il contenuto e deve essere intagliato con alcune linee. Nel frattempo, lo sciamano beve o sputa del rum o del vino sull’uovo o sul pavimento.
In seguito, bisogna appuntire con il coltello un bastoncino di legno i cui scarti dovranno essere conservati per un passaggio successivo, mentre la punta deve essere carbonizzata con una candela e appoggiata sul guscio dell’uovo in corrispondenza delle linee ogni volta che si interroga l’uovo.

Lo sciamano carbonizza la punta del bastoncino
Lo sciamano appoggia il bastoncino incandescente sul guscio dell’uovo

È di fondamentale importanza capire subito se l’uovo menta o no. Per questo motivo, prima di interrogarlo sul futuro, è necessario porre alcune domande di carattere generale (ad esempio, nel nostro caso, “sta piovendo?”) per capire la buona volontà dell’uovo di rispondere con onestà. Pare che nel nostro caso l’uovo fosse incline a dire la verità in materia di amore e lavoro. Ogni volta che si pone una domanda all’uovo, la punta del bastoncino carbonizzato dovrà essere utilizzata per raschiare la parte bruciata del guscio e il risultato deve essere letto dallo sciamano (ascolta  qui).
Alla fine della predizione, una domanda e una risposta per volta, la polvere di legno deve essere un poco masticata dallo sciamano e portata con sé da chi riceve la predizione e utilizzata per svolgere una determinata azione (ad esempio metterla sotto il cuscino per una notte e la mattina successiva buttarla in un campo, oppure buttarla a un punto cardinale preciso del luogo di lavoro).

Un altro aspetto che abbiamo potuto osservare, in questo caso assaggiare, da vicino è la cucina tipica dello Stato Chin: oltre ad essere particolarmente economica (con poco più di un euro a testa il pranzo è abbondantissimo) è davvero gustosa. Il cibo viene servito in decine di piccole ciotole con carne, spesso così grassa da sciogliersi in bocca, salsine super piccanti, verdure a volte ignote, brodini caldi che fanno da contorno a un piatto enorme di riso bianco.

Per organizzare un tour simile è possibile contattare Naing Kee Shing (chinlion93@gmail.com).

Il nostro meritatissimo pasto ristoratore dopo una giornata di pioggia torrenziale

Myanmar

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